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La riforma della Giustizia

Si fa un gran parlare ultimamente della riforma della Giustizia, immaginando Commissioni da riunire ed innumerevoli consultazioni, con numerosi esperti, quasi come si dovesse creare un’opera di difficile realizzazione che necessita di numerose riunioni e dibattiti. A nostra opinione, la riforma della Giustizia passa attraverso due precondizioni, fissate le quali, la Giustizia si “riforma da sola”.

In primo luogo, vanno immediatamente separate le carriere di Pubblici Ministeri e Giudici, onde evitare le commistioni che sono venute in evidenza in modo eclatante e per demarcare la distanza tra queste due parti del processo.

Come poi venga strutturato l’ufficio del P.M. è indifferente: può trovare anche strutturazione all’interno del Ministero di Giustizia, ma soltanto in via organica e non gerarchicamente.

Di fronte a tale proposta, che va avanti da anni, ed è quanto di più corretto ed evidente per un buon funzionamento della macchina della Giustizia e che comporterebbe, comunque, l’adeguamento rispetto a quasi tutti i sistemi giudiziali del mondo occidentale, si sono levate nel tempo interessate proteste da parte dell’ANM, la quale, ovviamente, non vuole perdere privilegi, anche se gli stessi si pongono in contrasto con gli interessi della Nazione.

Fatto certo è che fino a quando non si separeranno le carriere, il processo penale non potrà funzionare in modo organico e con esso la Giustizia sostanziale. Ma continuerà ad accadere quella commistione vergognosa che è emersa dall’ultima cronaca e che ha inciso notevolmente sul prestigio della Magistratura.

In secondo luogo occorre aumentare gli organici della Giustizia ed essenzialmente il numero dei Magistrati con conseguente aumento degli ausiliari.

In tutti i Paesi occidentali vi è un Magistrato ogni 3.000 abitanti.

Solo in Italia vi è un Magistrato ogni 7.000 abitanti.

Perché ciò accade?

Sembra facile pensare che mantenendo un numero ristretto, ancorchè insufficiente di Magistrati, si possa conservare il privilegio di una casta, mentre strutturando la Giustizia con 20.000 Magistrati la casta diverrebbe una categoria.

Sarebbe sicuramente doloroso per i Magistrati ma è estremamente utile per il bene della Giustizia e del Paese.

Finalmente i processi penali troverebbero una conclusione in massimo tre anni e forse in tempo minore i processi civili, con i benefici ovvii per tutti e con incoraggiamento per gli stranieri a venire ad operare commercialmente in Italia.

In buona sostanza, con dei concorsi speciali (possibilmente a quiz secondo le norme anglosassoni, al fine di evitare che “qualcuno” conosca il tema prima dell’esame) si assumerebbero 10.000 Magistrati in 5 anni.

Tale evento non sarebbe scandaloso in un Paese dove almeno 3-4.000 studenti di Giurisprudenza si laureano ogni anno con altissime votazioni.

In conclusione, è nostra opinione che basterebbe attuare queste due precondizioni affinchè la Giustizia torni a funzionare in modo accettabile, potendosi aggiungere a tali due importanti riforme gli aggiustamenti del Codice per un più rapido scorrimento dei procedimenti.

Ci sembra di aver suggerito un programma di buon senso ed estrema logicità, non temendo ovviamente le stridule obiezioni della “Casta”.

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Mario De Caprio
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